Ogni anno, il 28 luglio, il mondo si ferma un momento per ricordare una delle malattie più diffuse e al tempo stesso più trascurate del pianeta: l'epatite virale. Nel 2026 la giornata cade il 28 luglio, e il tema portante continua a essere quello dell'accesso universale alla diagnosi e alle cure, un obiettivo ancora lontano dall'essere raggiunto in molte parti del mondo. Si stima che oltre 300 milioni di persone nel mondo vivano con un'epatite B o C cronica senza nemmeno saperlo, esposte al rischio di sviluppare cirrosi epatica o tumore al fegato. Eppure esistono vaccini efficaci, terapie risolutive e strumenti diagnostici accessibili. Il problema, spesso, è la mancanza di informazione e la disparità nell'accesso alle cure. Ecco perché questa giornata esiste: per accendere i riflettori su una crisi sanitaria silenziosa, ma tutt'altro che invisibile.
Cos'è la Giornata Mondiale contro l'Epatite
La Giornata Mondiale contro l'Epatite (in inglese World Hepatitis Day) è una ricorrenza internazionale promossa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con il preciso obiettivo di aumentare la consapevolezza globale sull'epatite virale, una famiglia di malattie infiammatorie del fegato causate da diversi virus. La giornata invita governi, organizzazioni sanitarie, operatori medici e semplici cittadini a fare la propria parte: informarsi, vaccinarsi, sottoporsi ai test e sostenere politiche sanitarie più inclusive.
Ogni anno viene scelto un tema specifico che guida le campagne di sensibilizzazione a livello mondiale. Negli anni si è passati da messaggi centrati sulla diagnosi precoce a slogan come "Hepatitis Can't Wait", con cui l'OMS ha voluto sottolineare l'urgenza di intervenire prima che la malattia provochi danni irreversibili al fegato. La scelta del 28 luglio non è casuale: è il giorno del compleanno del Premio Nobel Baruch Samuel Blumberg, lo scienziato che scoprì il virus dell'epatite B e contribuì allo sviluppo del primo vaccino contro di essa.
La storia di questa giornata: da dove nasce
La storia della Giornata Mondiale contro l'Epatite è relativamente recente, ma affonda le radici in decenni di ricerca scientifica e attivismo. Ripercorriamola attraverso i momenti chiave.
1967 - La scoperta dell'antigene Australia da parte di Blumberg
Baruch Samuel Blumberg identifica l'antigene di superficie del virus dell'epatite B (HBsAg), noto inizialmente come "antigene Australia". Una scoperta rivoluzionaria che aprirà la strada al primo vaccino contro l'epatite B e gli varrà il Premio Nobel per la Medicina nel 1976.
1989 - Identificazione del virus dell'epatite C
I ricercatori Harvey Alter, Michael Houghton e Charles Rice identificano il virus dell'epatite C, fino ad allora conosciuto solo come "epatite non-A non-B". Per questa scoperta riceveranno il Premio Nobel per la Medicina nel 2020.
2004 - Nasce la World Hepatitis Alliance
Viene fondata la World Hepatitis Alliance, un'organizzazione non governativa che riunisce associazioni di pazienti e gruppi civili da tutto il mondo con l'obiettivo comune di combattere l'epatite virale a livello globale.
2008 - Prima celebrazione ufficiale della giornata mondiale
La World Hepatitis Alliance organizza la prima Giornata Mondiale contro l'Epatite il 19 maggio 2008, con eventi in oltre trenta paesi. È l'inizio di una mobilitazione globale senza precedenti su questo tema.
2010 - L'OMS adotta ufficialmente il 28 luglio
L'Assemblea Mondiale della Sanità riconosce ufficialmente la Giornata Mondiale contro l'Epatite e sposta la data al 28 luglio, in onore del compleanno di Baruch Blumberg. Da questo momento la giornata acquista visibilità e risorse istituzionali a livello internazionale.
2016 - Il piano d'azione globale dell'OMS per eliminare l'epatite entro il 2030
L'OMS adotta la Global Health Sector Strategy on Viral Hepatitis, con l'ambizioso obiettivo di eliminare l'epatite virale come minaccia per la salute pubblica entro il 2030, riducendo del 90% le nuove infezioni e del 65% la mortalità correlata.
I cinque tipi di epatite virale spiegati bene
Non esiste un'unica epatite: esistono cinque virus distinti, ciascuno con caratteristiche, modalità di trasmissione e conseguenze diverse. Conoscerli è il primo passo per proteggersi.
Epatite A
L'epatite A è causata dal virus HAV e si trasmette principalmente per via fecale-orale, ovvero attraverso acqua o cibo contaminati. È la forma più comune nei paesi con scarsa igiene alimentare e idrica. Nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente senza diventare cronica, ma può causare forme acute gravi, specialmente negli adulti. Esiste un vaccino sicuro ed efficace, consigliato ai viaggiatori diretti in aree a rischio.
Epatite B
Il virus HBV si trasmette attraverso il sangue, i rapporti sessuali non protetti e da madre a figlio durante il parto. È cinquanta volte più contagioso dell'HIV. Può diventare cronica e portare nel tempo a cirrosi o carcinoma epatocellulare. Nel mondo si contano circa 254 milioni di persone con epatite B cronica (dati OMS, 2024). Il vaccino contro l'epatite B è incluso nei calendari vaccinali di quasi tutti i paesi, compreso quello italiano, dove è obbligatorio dalla nascita dal 1991.
Epatite C
L'epatite C, causata dal virus HCV, si trasmette prevalentemente attraverso il sangue: uso di siringhe condivise, trasfusioni non sicure, pratiche mediche non sterili. Diventa cronica nell'80% dei casi e può evolvere silenziosamente per decenni prima di manifestarsi. La notizia positiva è che oggi esistono antivirali ad azione diretta (DAA) in grado di guarire oltre il 95% dei pazienti in poche settimane. Non esiste ancora un vaccino, ma la malattia è curabile. Si stima che nel mondo circa 50 milioni di persone abbiano l'epatite C cronica.
Epatite D ed E
L'epatite D è un virus difettivo: può infettare solo le persone già contagiate dal virus B. La co-infezione B+D è la forma più grave di epatite virale. La vaccinazione contro l'epatite B protegge automaticamente anche dalla D. L'epatite E, invece, è simile alla A per modalità di trasmissione (via fecale-orale) ed è particolarmente pericolosa nelle donne in gravidanza, nelle quali può causare forme fulminanti con alta mortalità. Esiste un vaccino registrato in Cina, ma non ancora disponibile su scala globale.
I numeri globali: una silenziosa emergenza sanitaria
I dati sull'epatite virale nel mondo sono impressionanti, e aiutano a capire perché questa giornata non sia una celebrazione, ma un vero e proprio appello all'azione. Secondo il rapporto dell'OMS del 2024, l'epatite virale causa ogni anno circa 1,1 milioni di morti, la maggior parte dei quali legati all'epatite B e C croniche. Eppure il 90% di chi convive con questi virus non lo sa.
| Tipo di epatite |
Persone infette nel mondo |
Vaccino disponibile |
Cura disponibile |
| Epatite A |
~1,4 milioni di casi acuti/anno |
Sì |
Guarigione spontanea |
| Epatite B |
~254 milioni (cronica) Più diffusa |
Sì |
Terapia antivirale (controllo) |
| Epatite C |
~50 milioni (cronica) |
No |
Sì (guarigione >95%) |
| Epatite D |
~12 milioni (co-infezione B+D) |
Sì (tramite vaccino B) |
Limitata |
| Epatite E |
~20 milioni di infezioni/anno |
Solo in Cina |
Guarigione spontanea |
Un elemento che colpisce particolarmente è la distribuzione geografica delle infezioni: l'Africa subsahariana e il Sud-Est asiatico concentrano la quota maggiore di casi di epatite B cronica, mentre l'epatite C colpisce in modo sproporzionato le popolazioni vulnerabili, incluse le persone che fanno uso di droghe per via endovenosa. Secondo l'UNODC, questa categoria rappresenta una delle più colpite a livello globale, con tassi di prevalenza di HCV spesso superiori al 50%.
L'epatite virale uccide più persone ogni anno rispetto alla tubercolosi, e quasi quanto l'HIV. Eppure riceve molti meno finanziamenti e attenzione politica. Questo è uno dei motivi per cui la Giornata Mondiale contro l'Epatite esiste: per colmare questo gap di visibilità.
Vaccini e prevenzione: cosa possiamo fare
La buona notizia è che molto di ciò che sappiamo sull'epatite è prevenibile. La prevenzione si articola su più livelli, dalla vaccinazione alle pratiche comportamentali quotidiane.
Il vaccino contro l'epatite B è uno degli strumenti di sanità pubblica più efficaci mai sviluppati. Somministrato in tre dosi, offre una protezione superiore al 95% ed è sicuro anche per neonati, donne in gravidanza e persone immunodepresse. In Italia è obbligatorio dal 1991 per tutti i nuovi nati e per i dodicenni, una scelta che ha drasticamente ridotto la circolazione del virus nel paese. A livello globale, secondo l'OMS, il 84% dei bambini nel mondo ha ricevuto la serie completa di vaccinazioni contro l'epatite B, ma questo significa che milioni di bambini nei paesi più poveri ne sono ancora esclusi.
Per l'epatite A, oltre alla vaccinazione, è fondamentale il rispetto delle norme igieniche: lavarsi le mani, consumare acqua potabile sicura e prestare attenzione agli alimenti in zone a rischio. Per quanto riguarda l'epatite C, in assenza di un vaccino, la prevenzione si basa sull'eliminazione dei comportamenti a rischio: non condividere siringhe o materiali per uso di droghe, utilizzare strumenti sterili per tatuaggi e piercing, adottare pratiche sessuali sicure.
Un altro pilastro della prevenzione è lo screening. Poiché l'epatite B e C sono spesso asintomatiche per anni, fare il test è l'unico modo per sapere se si è infetti e interrompere la catena di trasmissione. Molti paesi hanno avviato campagne di screening di massa: in Italia, il Ministero della Salute ha promosso programmi di testing gratuito per le persone nate tra il 1969 e il 1989, la fascia più esposta al rischio di epatite C.
L'accesso alle cure nel mondo: un diritto ancora negato
Se da un lato la scienza ha fatto passi da gigante, dall'altro la realtà di milioni di persone è ben diversa. Uno dei temi centrali della Giornata Mondiale contro l'Epatite è proprio il divario nell'accesso alle cure tra paesi ricchi e paesi a basso reddito. Gli antivirali ad azione diretta per l'epatite C, per esempio, hanno rivoluzionato il trattamento nei paesi occidentali, garantendo la guarigione in oltre il 95% dei casi con poche settimane di terapia. Ma il loro costo, storicamente molto elevato, ha reso il trattamento inaccessibile in molti paesi a basso e medio reddito.
Negli ultimi anni, grazie all'introduzione di farmaci generici e agli accordi di licenza volontaria con le case farmaceutiche, i prezzi sono scesi drasticamente in alcuni contesti. Secondo i dati dell'organizzazione Medici Senza Frontiere, il costo di una cura completa per l'epatite C può essere ridotto a pochi dollari nei paesi beneficiari di licenze generiche, rispetto ai migliaia di dollari che costavano inizialmente nei paesi ad alto reddito. Tuttavia, l'accesso rimane disomogeneo e dipendente dalle politiche sanitarie nazionali.
Per l'epatite B cronica, la situazione è ancora più complessa: le terapie antivirali esistenti non eliminano il virus, ma lo tengono sotto controllo richiedendo un trattamento a lungo termine. Questo richiede infrastrutture sanitarie stabili, follow-up regolari e accesso continuativo ai farmaci, condizioni difficili da garantire in sistemi sanitari fragili.
L'obiettivo dell'OMS di eliminare l'epatite virale come minaccia per la salute pubblica entro il 2030 sembra oggi più lontano di quanto sperato. Al ritmo attuale, si stima che il traguardo potrebbe slittare di decenni. Per questo motivo, la comunità internazionale è chiamata a investire in diagnosi precoci, copertura vaccinale universale, accesso ai farmaci e riduzione dello stigma sociale che ancora circonda chi vive con l'epatite.
L'epatite in Italia: dati e situazione attuale
In Italia la situazione è migliorata significativamente rispetto ai decenni scorsi, grazie all'obbligo vaccinale per l'epatite B introdotto nel 1991 e alle terapie innovative per l'epatite C. Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, il numero di nuovi casi di epatite B acuta si è ridotto di oltre il 90% rispetto agli anni Ottanta, passando da oltre 10.000 casi annui a qualche centinaio.
Per quanto riguarda l'epatite C, l'Italia è stata tra i primi paesi europei a garantire l'accesso universale agli antivirali ad azione diretta, a partire dal 2017. Da allora, decine di migliaia di pazienti sono stati trattati e guariti. Il sistema di sorveglianza SEIEVA (Sistema Epidemiologico Integrato dell'Epatite Virale Acuta) monitora costantemente l'andamento delle infezioni sul territorio nazionale.
Nonostante i progressi, rimangono alcune criticità. Una quota significativa di persone anziane, che si sono infettate prima dell'era degli screening sistematici, potrebbe ancora non sapere di essere portatrice del virus HCV. È per questo che le campagne di testing gratuito promosse dal Ministero della Salute restano uno strumento fondamentale anche nel contesto italiano. Anche il tema dello stigma è ancora rilevante: chi scopre di avere l'epatite si trova spesso a dover fare i conti con pregiudizi e incomprensioni nel contesto sociale e lavorativo.
Un altro aspetto importante riguarda la co-infezione HIV/HCV, particolarmente diffusa tra le persone che vivono con l'HIV e che in passato hanno fatto uso di droghe per via endovenosa. Per queste persone la gestione delle due infezioni richiede un approccio integrato e multidisciplinare, che in Italia è garantito dai centri specializzati presenti nelle principali città. Se ti interessano le giornate dedicate ad altre malattie infettive, puoi leggere anche il nostro articolo sulla Giornata Mondiale contro l'AIDS e quello sulla Giornata Mondiale della Salute.
Le frasi più belle sulla Giornata Mondiale contro l'Epatite 2026
Parole che possono fare la differenza: ecco alcune delle citazioni più significative legate al tema dell'epatite, della salute e della prevenzione, da condividere il 28 luglio per diffondere consapevolezza.
🎗️
"L'epatite non può aspettare. E nemmeno le persone che ci convivono senza saperlo."
- OMS, campagna World Hepatitis Day
🔬
"La scienza ci ha dato gli strumenti per vincere l'epatite. Ora tocca alla politica e alla società usarli."
- World Hepatitis Alliance
💉
"Un vaccino non è solo una protezione individuale. È un atto di responsabilità verso tutti."
- Baruch Samuel Blumberg
🌍
"Nessuno dovrebbe morire per una malattia che può essere prevenuta con un vaccino o curata con una compressa."
- Medici Senza Frontiere
❤️
"La diagnosi precoce non salva solo il fegato. Salva famiglie, lavori, vite intere."
- Campagna nazionale di screening HCV, Italia
Domande frequenti sulla Giornata Mondiale contro l'Epatite
Quando si celebra la Giornata Mondiale contro l'Epatite nel 2026?
La Giornata Mondiale contro l'Epatite nel 2026 si celebra il 28 luglio, data scelta dall'OMS in onore del compleanno del Premio Nobel Baruch Samuel Blumberg, scopritore del virus dell'epatite B e pioniere del vaccino contro questa malattia.
Quali sono i tipi di epatite virale e come si trasmettono?
Esistono cinque tipi principali di epatite virale: A, B, C, D ed E. L'epatite A e l'epatite E si trasmettono per via fecale-orale, principalmente attraverso acqua o cibo contaminati. L'epatite B, C e D si trasmettono per via ematica (sangue), sessuale o, nel caso della B, anche da madre a figlio durante il parto. Ogni tipo ha caratteristiche, gravità e possibilità di prevenzione diverse.
Esiste un vaccino contro l'epatite C?
No, al momento non esiste un vaccino contro l'epatite C. Tuttavia, esistono farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) in grado di guarire oltre il 95% dei pazienti affetti da epatite C cronica in poche settimane di trattamento. La prevenzione si basa sull'eliminazione dei comportamenti a rischio e sullo screening regolare.
Come si può fare il test per l'epatite in Italia?
In Italia è possibile effettuare il test per l'epatite B e C presso il proprio medico di base, i centri specializzati in malattie infettive e, in alcuni periodi, tramite campagne di screening gratuito promosse dal Ministero della Salute. Il test consiste in un semplice prelievo del sangue. Si consiglia di sottoporsi allo screening soprattutto se si è nati tra il 1969 e il 1989 o si appartiene a categorie a rischio.
Perché il 28 luglio è stato scelto come data per la giornata mondiale?
Il 28 luglio è il giorno del compleanno di Baruch Samuel Blumberg, il medico e ricercatore americano che nel 1967 scoprì l'antigene di superficie del virus dell'epatite B e contribuì allo sviluppo del primo vaccino contro questa malattia, per cui ricevette il Premio Nobel per la Medicina nel 1976. L'OMS ha scelto questa data nel 2010 come tributo alla sua eredità scientifica.
Quante persone nel mondo hanno l'epatite virale?
Secondo i dati dell'OMS, nel mondo circa 254 milioni di persone vivono con l'epatite B cronica e circa 50 milioni con l'epatite C cronica. La maggior parte di loro non sa di essere infetta. Ogni anno l'epatite virale causa circa 1,1 milioni di morti, la maggior parte per complicanze legate alle forme croniche di epatite B e C.