Il 27 gennaio non è una data qualunque. È il Giorno della Memoria, una ricorrenza internazionale dedicata al ricordo delle vittime della Shoah, delle leggi razziali, delle persecuzioni e di tutte le persone che hanno sofferto – e spesso perso la vita – a causa dell’odio, dell’antisemitismo e del razzismo.
Una giornata che non chiede celebrazioni, ma attenzione, silenzio e consapevolezza.
Non solo Shoah: il senso profondo della memoria
Ricordare per non dimenticare.
Ricordare il 27 gennaio non significa fermarsi al passato o limitarsi a una commemorazione rituale.
Significa, prima di tutto, interrogare il presente e chiederci che cosa abbiamo imparato - davvero - dalla storia.
La memoria non è un esercizio nostalgico né un dovere imposto dal calendario. È uno strumento vivo, scomodo, necessario. Serve a leggere il mondo di oggi con maggiore lucidità, a riconoscere i meccanismi che portano all’esclusione, alla discriminazione, alla disumanizzazione dell’altro.
La memoria serve a:
- riconoscere i segnali dell’odio prima che diventino violenza aperta: parole, stereotipi, battute, semplificazioni che preparano il terreno a qualcosa di più grave
- difendere i diritti umani, ricordando che non sono mai garantiti per sempre e che possono essere tolti molto più facilmente di quanto si pensi
- educare le nuove generazioni al rispetto, spiegando che ciò che è accaduto non è stato un “incidente della storia”, ma il risultato di scelte, silenzi e complicità
- contrastare negazionismo e indifferenza, due forme diverse ma ugualmente pericolose di cancellazione della realtà
Fare memoria significa anche accettare che il male non nasce all’improvviso. Cresce lentamente, alimentato dall’indifferenza, dall’abitudine, dal “non mi riguarda”. Ed è proprio per questo che il Giorno della Memoria parla a tutti, non solo agli storici o alle vittime.
Come ha scritto Primo Levi, “È accaduto, quindi può accadere di nuovo”.
Una frase che non è una profezia, ma un avvertimento. Il punto non è vivere nella paura, ma nella consapevolezza.
Ricordare, oggi, significa scegliere da che parte stare. Ogni giorno.
Perché il 27 gennaio è il Giorno della Memoria
1933 - Inizio delle persecuzioni naziste
Con l’ascesa al potere di Hitler iniziano le discriminazioni sistematiche contro ebrei, oppositori politici e minoranze.
1938 - Leggi razziali in Europa
In Germania e in altri Paesi europei vengono approvate leggi che escludono gli ebrei dalla vita civile, sociale e lavorativa.
1941 - Inizio della “Soluzione finale”
Il regime nazista avvia il piano di sterminio sistematico del popolo ebraico attraverso i campi di concentramento e sterminio.
27 gennaio 1945 - Liberazione di Auschwitz
L’Armata Rossa libera il campo di Auschwitz, rivelando al mondo l’orrore dei campi di sterminio nazisti.
1945-1946 - Processo di Norimberga
I principali responsabili dei crimini nazisti vengono processati per crimini contro l’umanità.
20 luglio 2000 - Legge italiana
L’Italia istituisce ufficialmente il Giorno della Memoria con la Legge n. 211.
2005 - Riconoscimento internazionale
L’Organizzazione delle Nazioni Unite proclama il 27 gennaio Giornata Internazionale di Commemorazione delle vittime dell’Olocausto.
Oggi - Educare alla memoria
Il Giorno della Memoria diventa uno strumento fondamentale per educare al rispetto, ai diritti umani e alla consapevolezza storica.
Come si celebra il Giorno della Memoria
Il Giorno della Memoria viene ricordato in molti modi diversi, spesso semplici ma profondamente intensi, capaci di lasciare un segno anche senza grandi cerimonie. Non esiste un solo modo “giusto” di commemorare: ciò che conta è l’intenzione di fermarsi, ascoltare e riflettere.
Tra le iniziative più diffuse ci sono:
- cerimonie ufficiali e istituzionali, organizzate da Comuni, scuole e istituzioni, con discorsi, deposizioni di corone e momenti di raccoglimento
- letture e testimonianze nelle scuole, dove libri, diari e racconti personali aiutano i più giovani a comprendere la storia attraverso le voci di chi l’ha vissuta
- proiezioni di film e documentari, che permettono di avvicinarsi alla memoria anche attraverso il linguaggio delle immagini
- incontri con storici, esperti e sopravvissuti, occasioni preziose per fare domande, ascoltare e andare oltre i manuali
- momenti di silenzio e riflessione personale, spesso i più potenti, perché permettono a ciascuno di confrontarsi con ciò che prova
Accanto agli eventi pubblici, però, esiste anche una dimensione più intima e quotidiana del ricordo.
Un gesto piccolo, come leggere un libro, accendere una candela, guardare un film insieme, o spiegare questa giornata a un bambino con parole semplici, ha un valore enorme. Perché la memoria si trasmette soprattutto così: nel dialogo, nell’ascolto, nella condivisione.
Se vuoi approfondire il significato del Giorno della Memoria, questi contenuti sono spesso consigliati anche a scuola:
Libri
Se questo è un uomo - Primo Levi
Il diario di Anne Frank
[8806219286]
La notte - Elie Wiesel
Film
Schindler’s List
Il pianista
La vita è bella